i vitigni
le uve che raccontano il territorio
L'erbaluce
da sempre legato a questa terra
L’Erbaluce ha accompagnato la vita agricola del Canavese, adattandosi alle diverse forme di vinificazione.
Dal 1967 acquisisce la Denominazione di Origine Controllata nella versione bianco secco e passito, primo bianco piemontese a ottenerla. Nel 1988 la ottiene anche nella versione bollicine.
Nel 2010 le tre versioni vengono riconosciute a Denominazione di Origine Controllata e Garantita e l’Erbaluce diventa l’unico vitigno italiano così versatile da produrre tutte e tre le tipologie di vinificazione possibili: bianco secco, Metodo Classico e vino dolce passito.
Attorno a questo vitigno è nata una leggenda suggestiva.
La tradizione racconta di Albaluce, una ninfa luminosa che abitava le nostre colline, amata per la sua grazia e per la luce che portava con sé.
Dalle sue lacrime, cadute sulla terra, nacque una nuova vita: i primi tralci di Erbaluce, nati dal cuore del sole e dalla dolcezza dell’alba.
La barbera
la memoria più antica del Canavese
Accanto alla nostra produzione di Erbaluce nelle sue diverse espressioni, che rappresenta oggi l’anima più riconoscibile e identitaria del territorio, continuiamo a coltivare anche la memoria più antica del Canavese.
Un tempo, infatti, le nostre colline erano abitate in modo più ampio dalle uve a bacca rossa, oggi in gran parte sostituite dal vitigno Erbaluce.
Da questa tradizione nasce il nostro unico vino rosso: Acinisparsi, ottenuto dall’85% di Barbera e dal restante 15% da Nebbiolo e Neretto di Bairo, che rappresentano le classiche uve rosse coltivate in Canavese nel ’900.


